lunedì 26 gennaio 2015

Yolande Martine Gabrielle de Polastron Duchessa di Polignac: abile intrigante o amica devota?

Insieme a madame du Barry, di cui vi ho parlato nel post precedente, quello di Yolande Martine 
Gabrielle de Polastron, Duchessa di Polignac, è uno dei personaggi più controversi legati alla figura 
di Maria Antonietta. 

Nota ai più come l'intrigante "favorita" dell'ultima regina di Francia, l'affascinante e posata duchessa 
non cessa di dividere ancora oggi le coscienze. 

Ma chi era davvero questa bellissima dama, cresciuta tra il convento e un remoto castello nella Linguadoca e divenuta in pochissimo tempo uno dei personaggi più influenti della corte di Luigi XVI?


La Duchessa di Polignac dipinta da Elisabeth Vigée Lebrun 1782. Chateau de Versailles

Yolande Martine Gabrielle de Polastron nacque a Parigi l'8 settembre del 1749, sei anni prima di Maria Antonietta, da una famiglia che vantava antichissime origini nobili ma un patrimonio piuttosto limitato. Alla sua nascita, la famiglia si trasferisce nel castello di Neuilles nel sud della Francia e qui a soli 3 anni la bimba rimane orfana di madre. La giovane viene quindi affidata alle cure di sua zia, l'amata contessa d'Andlau alla quale rimarrà legata per tutta la vita e che le procurerà un'ottima istruzione nel convento di Panthemont.

Il 7 luglio 1767, non ancora diciottenne, Gabrielle (come veniva chiamata in famiglia) viene data in sposa a Jules-François-Armand conte di Polignac, marchese de Mancini.

Il loro fu un matrimonio piuttosto sereno dal quale nacquero 4 figli. 

- Aglaé Louise Françoise Gabrielle de Polignac (Parigi, 7 maggio 1768 - Edimburgo, 30 marzo 1803). Sposò a Versailles l'11 luglio 1780 il duca di Gramont e de Guiche. Soprannominata Guichette dalla sua famiglia
- Armand Jules Marie Héracle de Polignac, duca di Polignac (Parigi, 11 gennaio 1771 - Parigi, 1 marzo 1847). Secondo duca di Polignac
- Jules Auguste Armand Marie de Polignac, principe di Polignac (Parigi, 10 novembre 1780 - Saint-Germain-en-Laye 30 marzo 1847). Terzo duca di Polignac. Sposò prima Barbara Campbell (1788-1819); poi Mary Charlotte Parkyns (1792-1864); fu il Primo Ministro francese dal 1829-1830, sotto il governo dell'amico di Yolande, Carlo X, il precedente conte d'Artois.
- Camille Henri Melchior de Polignac, conte di Polignac (Versailles, 27 dicembre 1781 - Fontainebleau 2 febbraio 1855). Sposò Marie Charlotte Calixte Alphonsine Le Vassor de la Touche (1791-1861)


I figli della Duchessa ritratti da Elisabeth Vigée Lebrun

Seppur di alto lignaggio i Polignac non godono di grandi ricchezze e frequentano molto poco la corte di Versailles.

Sappiamo che Jules, così viene chiamata ora madame de Polignac dal nome di suo marito, figurava nella lista degli invitati al ballo in onore delle nozze di Luigi XVI e Maria Antonietta ma sarà solo qualche anno dopo che la regina noterà questa dolce e incantevole fanciulla e probabilmente proprio durante un ballo negli Appartamenti a Versailles.

Jules aveva iniziato a frequentare la corte dopo che sua cognata, Diane de Polignac, era entrata a far parte del seguito della contessa d'Artois.

La Duchessa di Polignac in un pastello  del 1793 di Elisabetn Vigée Lebrun
Secondo alcune fonti la regina rimase molto colpita dall'aspetto, dai modi e sopratutto dalla bellissima voce di madame de Polignac  (come viene mostrato anche nel famoso cartone animato Lady Oscar) ma è un aneddoto scovato dal caro e preparatissimo Alessandro Sabaini nelle memorie deMarchese di Paroy, a raccontarci come andarono davvero le cose:

"....Ecco l'origine dell'affetto della Regina per Mme la contessa Jules de Polignac. Il suo carattere dolce e amorevole e il suo amore per la tranquillità e per l'intimità non la portavano spesso a recarsi a Corte. Suo cognato, il marchese di Polignac, ambasciatore di Francia in Svizzera, le faceva dei rimproveri e la pressava per andare ad assistere ai piccoli balli particolari che la Regina dava nei suoi appartamenti. Un giorno che Mme de Polignac vi si trovava, la Regina, che era stata un momento nel suo salone, entra esclamando:
"Buon Dio! Fa caldo qui! Si soffoca, non si riesce a restare!"
Disse allora a molti uomini che non danzavano: "Signori uscite!" e accompagnò quest'ordine con un gesto.
Un gruppo di uomini obbedì a questa ingiunzione; la Regina fece aprire una finestra e uscì per lasciare cambiare aria. Durante questo lasso di tempo, le dame presentate, offese che la Regina avesse fatto uscire così i loro mariti, fratelli o parenti invitati al ballo, convenirono a manifestare il loro disappunto ritirandosi.
La Regina rientrò e disse:
"Ebbene! Signore danzate!".
Nessuno si mosse e tutte si guardarono. La Regina ripetè: "Allora dunque, signore danzate!".
Allora Mme de Polignac, sebbene fosse una delle più giovani e presentate di recente, avanzò verso la Regina dicendole:
"Madame, Vostra Maestà, facendo a queste dame l'onore di ammetterle ai Vostri balli, non aveva certo avuto l'intenzione di dare loro la mortificazione di cacciare come ha appena fatto, i loro mariti e i loro fratelli, di cui la maggior parte sono danzatori"
"No, Madame - replicò la Regina - non ho detto quello rivolta a loro, ma per molte delle persone che non danzavano; non ci si poteva muovere."
Poi passando nella stanza vicina, dove si trovavano ancora molti di quei signori, li invitò a rientrare, protestando che le sue parole riguardavano solo coloro che non danzavano. Essi seguirono la Regina nella sala da ballo. Costei si avvicinò alla Contessa di Polignac e prendendole le mani:
Madame - disse - non dimenticherò mai che mi avete dato una prova di stima e di attaccamento facendomi notare una cosa che si sarebbe potuta interpretare diversamente da quelle che erano le mie intenzioni. Non avevo alcuna idea di dar pena a queste dame, né ai loro mariti; le mie parole non le riguardavano affatto. Desidero la vostra amicizia, fatemi il piacere di venire domani a colazione da me".
Poi, voltandosi, aggiunse: "Andiamo, Signori e signore, continuiamo il ballo", e cominciò lei la prima controdanza..."

Indubbiamente Maria Antonietta rimase colpita anche dall'aspetto di questa donna minuta ma allo stesso tempo così aggraziata. 

La Duchessa di Polignac 1783 Élisabeth Vigée-Le Brun - Waddesdon, The Rothschild Collection (The National Trust), UK.

Ecco come viene descritta la ventiseienne futura duchessa da sua cognata Diane:

"...Occhi azzurri colmi di espressione, una fronte alta, un naso un po' all'aria senza essere rivolto all'insù, una bocca affascinante; dei bei denti, piccoli, bianchi e perfettamente allineati, formavano il suo piacevole viso. Il suo sguardo aveva qualcosa di celeste, il suo sorriso pieno di grazia, la dolcezza e la modestia si diffondevano in ogni suo tratto; dei bellissimi capelli bruni ornavano  questo volto insieme bello e grazioso. Spalle leggiadre e un collo affusolato le conferivano una grazia estrema e la facevano sembrare più alta di quello che era. "

Diane di Polignac, cognata della Duchessa
A rendere madame de Polignac così cara alla regina era anche il suo carattere docile, umile e perennemente calmo: un vero toccasana per le crisi di nervi cui era soggetta Maria Antonietta.

Giunta nella vita della sovrana proprio nel momento in cui i rapporti con la angelica, e forse un po troppo noiosa madame della Lamballe, amica della regina fin dai suoi primi giorni in Francia, erano arrivati ad un punto di stallo, Jules de Polignac fu per Maria Antonietta una vera boccata di aria fresca. 

Nel 1775 quando le due iniziavano ad essere inseparabili e quando l'ovvia invidia nei confronti della nuova arrivata a corte iniziava a far nascere i primi pettegolezzi, alcuni tentarono di separarle mettendo in cattiva luce madame de Polignac. 
Questa, già affezionata a Maria Antonietta ma poco avvezza alle maldicenze e agli intrighi di corte, cercò di allontanarsi dalla sovrana e da una vita di corte che rappresentava un dispendio eccessivo per le modeste finanze della famiglia Polignac:
"Noi non ci amiamo ancora abbastanza per soffrire per la nostra separazione. Sento che il momento è già arrivato. Presto non potrò più lasciarvi: preveniamo quel momento. Lasciatemi partire da Fontainenbleau. Non sono fatta per la corte. Tutti ne sanno troppo per me"



I suoi cavalli erano già pronti. La Regina piange, l'abbraccia, le prende le mani, la scongiura, la prega, si getta al suo collo. La porta era socchiusa. M. il Conte d'Artois vede questo quadretto entrando. Si mette a ridere, esce dicendo: "Fate pure!" e raccontò a tutti di aver interrotto le due amiche...."

Quella modestia, quei modi così diversi dai cortigiani intriganti che la circondavano sin dal suo primo giorno a Versailles, segnarono l'inizio dell'incontrastato favore di madame de Polignac nel cuore della regina.

Con l'appoggio di Luigi XVI che nutrì per tutta la vita un sincero effetto per l'amica del cuore di sua moglie, Maria Antonietta fece trasferire la famiglia Polignac a corte. Saldò i vecchi debiti, riservò loro i ricchi appartamenti di Madame de Mainenon, situati alla sommità  dell'Escalier de la Reine e vicinissimi ai suoi e soprattutto iniziò ad elargire nuovi cariche al conte e alla contessa assicurando così degli enormi guadagni e la possibilità di sostenere la dispendiosa vita di corte.

Più il loro legame diventa forte, più favori affluiscono e più le invidie e le maldicenze dilagano.

Iniziano ad uscire libelli in cui la regina e madame de Polignac vengono descritte come amanti insaziabili e l'intero clan dei favoriti viene criticato senza pietà e additato come la causa principale degli sperperi della corte.

Ma si sa: Maria Antonietta è incapace di negare aiuto e doni a coloro che ritiene essere i suoi amici più cari quindi in barba alle malelingue rincara la dose e si accolla le spese per il matrimonio della figlia della sua Jules, la giovanissima Mlle Louise-Françoise-Gabrielle- Aglaé de Polignac, col (neo) duca de Grammont et de Guiche: 80000 livres solo per la dote, senza contare il titolo per suo marito e la carica di capitano delle guardie.

Escalier de la reine da cui si accede agli Appartamenti di madame de Maintenon, abitati dalla Duchessa di Polignac

Seguiranno pensioni alla vecchia contessa d'Andlau e una serie imprecisata di cariche e favori elargiti a tutti i membri della sua famiglia che sono diventati il clan più importante di Versailles.

Nel 1780 la contessa di Polignac mette al mondo, a Passy, quello che un giorno sarà il principe Jules de Polignac, la Regina, che non può più stare lontana dalla sua amica, fa trasferire tutta la Corte al castello della Muette per esserle più vicino, la visita tutti i giorni, pure il Re si reca a casa della favorita, mai prima d’ora il Re era andato in una casa di un privato!



Maria Antonietta sembra completamente soggiogata e infatuata dalla sua amata Jules e dal suo entourage. Non passa giorno in cui la regina non si rechi presso la sua favorita o non trascorra del tempo con la sua blindatissima sociéte nell'adorato Trianon: "Qui non sono più la regina, sono solo io!"

Il favore più ambito verrà però concesso proprio a madame de Polignac che dopo essere divenuta duchessa, (con tutti i vantaggi che questo importante titolo comportava, come ad esempio l'onore del tabouret e cioè di potersi sedere al cospetto dei sovrani proprio su quei famosi sgabelli che vediamo oggi in molte delle sale della reggia) verrà nominata da Maria Antonietta Governante dei Figli di Francia.




Una carica prestigiosissima, svolta fino a quel momento da madame de Gueméné dimessasi a causa della bancarotta del marito, ma anche molto impegnativa. L'indole pigra e la salute perennemente cagionevole della duchessa la fecero vacillare davanti alla gravosa offerta della sovrana. 

Vista l'insistenza della regina e lusingata dalla fiducia dimostrata nei suoi confronti, la duchessa decise di accettare l'ingrato quanto ambito compito. 

Il nuovo ruolo comportò il trasferimento della Polignac nei nuovi (immensi, visto che contavano ben 13 stanze) Appartamenti riservati alla Governante dei Figli di Francia, nell'aile du Midi della reggia proprio sulla terrazza dell'Orangerie.

Ecco come li descrive Pierre de Nolhac:

“I Figli di Francia vivevano all’inizio dell’Aile du Midi, al pianterreno che si apriva sulla terrazza che domina il parterre […]Quando la principessa de Guémenée ha dovuto dare le dimissioni dalla carica di Governante, la duchessa di Polignac, nominata al suo posto, andò ad abitare l’appartamento dell’ala ai primi giorni del novembre 1782. Si era riservato al marito un piccolo alloggio che comprendeva un’anticamera, uno studio e la camera da letto. La camera della Governante era separata da quella del Delfino da una porta a specchio senza stagno, che permetteva di vedere da una all’altra stanza. Tra le stanze di Mme de Polignac, si trovavano una biblioteca, un salotto di estivo e un salotto d’inverno. Si era costruito, nell’estate del 1782, all’estremità dell’ala, sopra la Petite Orangerie, una di quelle costruzioni provvisorie di legno, che si permetteva allora aggiungere al castello della quale la sala da ballo della Regina, disposta all’angolo rientrante della Terrasse du Midi è la più famosa. Il salone d’inverno della Governante dei Figli di Francia aveva la forma di una galleria. Il Cavaliere de l’Isle, scrive al principe de Ligne che la loro amica, Mme de Polignac riceveva “tutta la Francia”, i martedì, mercoledì e i giovedì. Aggiunge poi : “Si abitava durante i tre giorni, oltre il salone, sempre pieno di gente, la veranda, che si era trasformata in galleria, all’inizio della quale vi è un biliardo”. La galleria di legno fu, fino alla fine, l’angolo di ritrovo della duchessa.
Il duca de Lévis li descrive così: “ Tutto il resto della settimana, ella conduceva una vera vita da castello. Una dozzina di persone formavano assieme alla sua famiglia, la sua società; vi regnava un’amabile libertà. Ci si riuniva in una grande sala di legno costruita all’estremità di quest’ala del Palazzo che guarda l’Orangerie; in fondo, c’era un biliardo, a destra un piano, a sinistra una tavola da quindici coperti. Si giocava, e si faceva della musica, si parlava; mai fu questione di intrighi o di seccature…”

Aile du Midi dello Chateau de Versailles. Al piano terra si trovavano gli Appartamenti della duchessa di Polignac
Madame de Polignac svolgerà al meglio delle sue possibilità il compito assegnatole ma col passare del tempo diverrà anche sempre più succube della sua famiglia e del suo entourage, ormai da tempo anche entourage della stessa sovrana.

Intorno al 1785 l'amicizia tra Maria Antonietta e la duchessa conosce una profonda crisi: devota alla regina ma allo stesso tempo punzecchiata continuamente dal collerico e avido amante, il conte di Vandreuil, odiato da Maria Antonietta, Jules si trova suo malgrado in una situazione difficile che consuma ancora di più i suoi fragili nervi e la sua salute. 

Ritratto del Conte di Vandreuil di Eklisabeth Vigée Lebrun 1784


La regina trovava sempre nuove scuse per disertare il salotto dei Polignac e la duchessa decise di allontanarsi momentaneamente dalla corte e dal suo incarico e recarsi a Bath per delle cure termali. Il suo ruolo non prevedeva però un allontanamento così prolungato dalla corte, così chiese ai sovrani di essere definitivamente sollevata dal suo incarico. 
Maria Antonietta, rifiutò dolcemente la proposta dicendo alla duchessa" Voi non dovete, ne potete separarvi da me. Il vostro cuore, spero, si opporrebbe. D'altronde il vostro compito non è affatto assolto, vostro figlio non è sposato e ne avete ancora altri due di cui occuparvi.
Alla fine la regina la persuase a prendersi cura della sua salute e a conservare il suo incarico. Dopo il suo ritorno in Francia, Maria Antonietta decise che avrebbe inoltre condiviso con lei l'educazione dei figli.

Una volta giunta in Inghilterra, Jules trascorse del tempo con la sua cara amica Georgiana duchessa di Devonshire (amica anche di Maria Antonietta e di cui potete leggere QUI) che vista la sua salute cagionevole e la fragilità del suo aspetto la soprannominò "Little Po".

Georgiana Devonshire in un ritratto di Reynolds

Con l'aggravarsi della situazione politica e l'avvicinarsi dello scoppio della Rivoluzione, i rapporti tra le due si rinsaldarono: la duchessa resterà fino alla fine vicina al piccolo delfino Luigi Giuseppe (morto a soli 8 anni proprio nel giugno del 1789) e sosterrà la sua amata regina nei momenti più bui di quella terribile estate.

Conscia dell'importanza che aveva questa donna nel suo cuore Maria Antonietta le scrisse:
"Nel rango che occupo è così raro trovarne e pertanto così utile, così piacevole dare confidenza ad un essere così stimabile. Voi non giudicate, come il volgo, la felicità dei sovrani dallo splendore che li circonda: la loro anima, sovente colma di amarezza e di dispiacere che bisogna nascondere, sente il bisogno di trovare un cuore che li ascolti. Non devo dunque ringraziare il Cielo di avermi dato un'amica vera, sensibile, affezionata alla mia persona e non al rango? Questa felicità è senza prezzo, non privatemene."

Ma la separazione tra le due era invece assai prossima. Consapevole dell'odio da parte del popolo di cui era oggetto la duchessa di Polignac, la regina fece di tutto per convincerla a partire e mettersi in salvo lontana da Parigi.

La sera del 16 luglio 1789, continuano le memorie di Diane:
"...Alle otto di sera, ella [Marie-Antoinette] fece cercare il duca e la duchessa di Polignac, e li scongiurò di partire la notte stessa. Questa preghiera, che divenne un ordine per questi fedeli servitori del Re e della Regina, occasionò una viva disputa di sensibilità tra questi augusti e sfortunati amici. M. e Mme de Polignac non vedevano affatto pericoli per loro; non vedevano altro che i pericoli che correva la famiglia reale, e i preziosi bambini che dovevano lasciare in custodia. Volevano assolutamente restare; ma la Regina, che conosceva il valore dei momenti, fu imperturbabile e disse loro in lacrime le seguenti parole che ho copiato sotto dettatura di Mme de Polignac stessa:
- Il Re domani va a Parigi, se gli avessero fatto delle richieste… temo tutto: in nome della nostra amicizia, partite… Siete ancora in tempo per sottrarvi al furore dei miei nemici; attaccandovi, sarebbe farlo più a me che a voi. Non siate la vittima del vostro attaccamento e della mia amicizia.-
Il Re entrò in quell’istante e la Regina gli disse:
-Venite ad aiutarmi a persuadere questa gente onesta, questi fedeli amici che ci devono lasciare.-
Il Re avvicinandosi al duca e alla duchessa di Polignac, assicurò loro che il consiglio della Regina era il solo da seguire. A queste parole aggiunse: - Il mio destino crudele mi obbliga separare da me tutti coloro che stimo e che amo. Ho ordinato al conte d’Artois di partire, vi do lo stesso ordine. Lamentatevi di me, ma non perdete un solo istante, portate con voi la vostra famiglia, contate su di me sempre. Vi conserverò gli incarichi.-
Il Re non poté trattenere le sue lacrime separandosi da M. e Mme de Polignac. Per quanto riguarda Marie-Antoinette , la situazione in cui si trovava era impossibile da descrivere. Si vedeva necessariamente privata di tutto quello che aveva finora formato la sua società intima, il suo sposo doveva, l’indomani presentarsi ad una folla esasperata e tentare di calmare la ribellione con la sua presenza: il risultato del suo viaggio non si poteva prevedere. Attanagliata da pene di ogni specie, la Regina raccolse le sue forze e inviò a mezzanotte il seguente biglietto alla duchessa de Polignac: “Addio, più tenera delle amiche! Quanto è terribile questa frase! Ma è necessario. Addio! Ho solo la forza di abbracciarvi.

Biglietto d'addio inviato dalla regina alla Duchessa di Polignac al momento della partenza da Versailles



Dopo 3 giorni ininterrotti di viaggio, percorsi a tutta velocità, nel rimorso della fuga e nel terrore di essere fermati ed arrestati, la famiglia Polignac raggiunse il confine con la Svizzera. Qui iniziò un lungo peregrinare che avrebbe toccato vari paesi.

Dapprima Berna, Torino e poi Roma e Venezia. Infine l'arrivo a Vienna, città natale della sua amata Maria Antonietta e, purtroppo per la duchessa, anche la sua ultima dimora terrena.

In quegli anni di pellegrinaggio il suo cuore fu perennemente rivolto alla Francia, ai sovrani, ai Figli di Francia che avrebbe dovuto guidare e proteggere e che invece erano ora in balia degli eventi e di un futuro così incerto.

L'esilio minò ancora di più la salute già cagionevole della duchessa che al peggiorare degli eventi in Francia sembrava soccombere sempre più al languore e alla malinconia,

Durante l'esilio continuò una struggente corrispondenza con la regina ed in seguito, per paura di comprometterla, solo con Luigi XVI.

In una delle lettere della regina alla sua amica si legge:
" La mia salute si sostiene ancora ma la mia anima è oppressa dalle pene, dai dispiaceri e dalle preoccupazioni, Tutti i giorni vengo a conoscenza di nuove disgrazie; una delle maggiore per me è di essere separata da tutti i mie amici: non incontro più cuori che mi capiscano;"

Lasciata Berna, dopo appena due mesi giunsero a Torino dove riabbracciarono tra le lacrime il conte d'Artois anche lui fuggito dalla Francia,  e proprio qui li raggiunse la notizia dell'assalto del 6 ottobre 1789 alla reggia di Versailles.

Arrivarono a Roma accolti dal cardinale de Bernis che si premurò di trovare loro un alloggio adatto. La dimora scelta fu Palazzo Stoppani: un edificio tutt’oggi esistente e conosciuto col nome di Palazzo Vidoni Caffarelli.
Qui a Roma ricevette le ultime due lettere della regina:
"Ho pianto per la commozione leggendo la vostra lettera. Voi parlate del mio coraggio: ce ne vuole molto meno per sostenere i momenti spaventosi in cui mi sono trovata, che sopportare quotidianamente la nostra posizione, i nostri personali dispiaceri, quelli degli amici e quella di tutti coloro che ci circondano,  E' un fardello troppo pesante da sopportare e se il mio cuore non avesse legami così forti con mio marito, i miei figli, i miei amici, desidererei morire, Ma voi altri mi sostenete e devo anche questo sentimento alla vostra amicizia: ma io porto disgrazia a tutti voi e le vostre pene sono per me e a causa mia."

 Palazzo Vidoni Caffarelli. Roma
Nella sua ultima lettera personale alla duchessa, Maria Antonietta parla anche dei nipoti della sua Jules che ad appena 40 anni è già nonna:
" Ho visto i figli di vostra figlia (la bellissima Aglae de Polignac del cui matrimonio si presero cura durante i tempi felici il re e la regina) Come potrei non occuparmene? Non sono anche un po miei? Non è forse anche mia figlia adottiva?"

Nella primavera del 1790, i Polignac giungono a Venezia  per il matrimonio del loro figlio. Qui continuano a ricevere lettere del sovrano (e  non più da parte della sorvegliatissima Maria Antonietta).
Le lettere di Luigi XVI svelano un profondo affetto e una grande apprensione per lo stato d'animo della regina:
" La vostra amica e così infelice e molto mal giudicata; ma io confido che un giorno le si renderà giustizia"
In un'altra: " So che siete stata ben ricevuta a Roma ed io stimo ancora di più i Romani: se tutti pensassero come me, voi sareste ben accolta ovunque"
"La mia lettera sarà molto breve oggi: la mia anima è afflitta e non voglio affliggere anche la vostra: è già fin troppo addolorata. Che il coraggio vi sostenga. Penso spesso a tutti voi."

Dopo l'ultimo soggiorno estivo a Saint Cloud Luigi XVI scrive:
 "Torno dalla campagna, l'aria ci ha fatto bene, ma quanto questo soggiorno ci è parso diverso: la Sala da Pranzo com'era triste! Nessuno di voi c'era! Non perdo la speranza di ritrovarci li ma quando, lo ignoro: quante cose avremmo da raccontarci! La salute della vostra amica si mantiene buona nonostante tutte le pene che la opprimono. Addio Duchessa parlate di me a vostro marito e ai nostri amici."

Nell'inverno del 1791 Artois li raggiunse a Venezia, nel palazzo che la famiglia abitò nel sestiere Cannareggio e ancora oggi esistente. Qui vissero un ultimo momento di pace prima del precipitare definitivo degli eventi. 

Palazzo dove abitò la famiglia Polignac a Venezia. Grazie infinite ad Alessandro Sabaini per averlo individuato.
Foto Alice Mortali
La notizia dell'assalto finale alle Tuileries del 10 Agosto li raggiunse quando ormai si trovavano a Vienna, La Duchessa aveva ormai perso le speranze e la sua salute malferma e provata andava molto male. 
Era stanchissima e solo il rammarico di lasciare solo suo marito e i suoi figli le faceva desiderare di vivere ancora. La causa di morte precisa della duchessa non è nota: alcuni storici parlano di un cancro altri di consunzione. Secondo molti invece morì semplicemente di dolore.

Fatto sta' che la duchessa si consumò lentamente e scivolò nella morte dolcemente, quasi senza rendersene conto. Si dice che nonostante il forte deperimento fisico, la sua bellezza fosse ancora intatta.

Nell'ottobre del 1793 quando la regina venne ghigliottinata, il duca di Polignac fu costretto a rivelare a sua moglie la morte della sua cara amica. Le si risparmiarono però i dettagli tremendi della sua fine:  " Le disse solamente che la regina era perita a causa delle sue pene; aggiunse anche che egli considerava questo avvenimento con gioia, perchè liberava la sfortunata principessa dalle mani di mostri sanguinari che non l'avrebbero rispettata. 
La Duchessa sembrò persuasa ma da questo doloroso momento tutte le speranze di mantenerla in vita furono svanite".

La Duchessa di Polignac durante l'esilio

"Non la smetteva di piangere. Per sei mesi, una profonda tristezza e una grande sofferenza la indebolirono ogni giorno di più. Il colpo di grazia arrivò quando le annunciarono della decapitazione della Regina, il 16 ottobre del 1793. Questo fu l'inizio della sua vera agonia. Morì un mese e mezzo dopo di lei, il 9 dicembre 1793."

Strazianti infine le parole di quello che fu probabilmente l'amore della sua vita, il conte di Vandreuil:
"… ho appena ricevuto un colpo mortale, ieri, ho perduto un’amica che avevo da trent’anni, l’oggetto e la confidente di tutti i miei pensieri, colei per la quale vivevo e mi faceva vivere, che aveva tutte grazie, tutte le qualità e tutte le virtù! L’ho perduta e io vivo ancora!Questa mattina al mio risveglio, dato che mi sono addormentato per la fatica (i miei occhi si sono chiusi appesantiti dalle mie lacrime) questa mattina, dicevo, al mio risveglio, ho sentito che tutto era finito per me! Non ho più niente da dire, niente da fare e niente a cui pensare, dato che colei a cui le mie parole, le mie azioni e i miei pensieri erano rivolti, non esiste più, riposa nella notte della sua tomba.
E’ morta senza dolori, senza angosce, della morte dei santi! Dopo aver riempito i suoi doveri e aver ricevuto tutti i soccorsi dei cristiani, le sue mani si sono giunte come se fosse in preghiera; pochi momenti dopo , le ha poggiate contro il suo cuore, ed è così che quest’anima divina si è unita al suo creatore che non l’ha voluta più lasciare vivere su questa terra indegna per lei e sporcata da tanti crimini. Si dirà che il Re e la Regina abbiano ottenuto da Dio, per il prezzo del loro martirio, di riunire a loro un’amica fedele, a cui non si è mai potuto rimproverare un cattivo consiglio o un’azione nociva! … Perché non mi chiamano a riunirmi a colei che hanno chiamato presso di loro? Perché apparentemente non ne sono ancora degno … E’ pertanto il solo augurio che possa farmi, perché come posso sopportare tanti ricordi strazianti.
Per me era tutto, mi consolava di tutto! La perdita della mia esistenza, della mia fortuna non ha mai turbato il mio cuore perché trovavo tutto in lei; ora tutte le sventure che disdegnavo, avendo avuto una così cara risorsa, pesano tutte in una volta su di me!
Le sento! Ne sono attanagliato … Io vivo ancora, niente può dipingere quel che provo, ma il vostro cuore lo indovinerà


Oggi la Duchessa di Polignac riposa nella cappella della famiglia Estherazy nella città di Eisenstadt.

Per le importantissime fonti citate ringrazio il preparatissimo Alessandro Sabaini e le preziose informazioni reperite sul forum la cour royale. Altri aneddoti e curiosità, come le lettere della regina e di Luigi XVI, provengono dalle Memorie di Diane di Polignac.

giovedì 1 gennaio 2015

Madame du Barry: luci ed ombre della dernière favorite royale.

Ammettiamolo, per moltissimi fan di Maria Antonietta quello di Jeanne Becu, passata alla storia come Madame du Barry, è un personaggio scomodo e decisamente antipatico.

Prostituta senza scrupoli, perfida nemica della giovane e ingenua delfina, subdola amante del vecchio e donnaiolo re Luigi XV; per le giovanissime generazioni ha l'atteggiamento volgare e il linguaggio scurrile di Asia Argento del film Marie Antoinette di Sofia Coppola mentre per quelli della mia generazione è la bellissima ma diabolica antagonista del cartone animato Lady Oscar.

Ma chi era davvero Madame du Barry?


Madame du Barry by Elisabeth Vigée Lebrun. 1781
Marie Jeanne Becù, nota anche come Mademoiselle Lange (o meglio l'Ange - l'Angelo) dal nome del frate francescano (fratello Ange) con cui si dice sua madre l'avesse concepita, nacque in Lorena nel 1743. Figlia dell'amore e senza padre, Jeanne crebbe in un convento di Parigi, città dove sua madre si era trasferita in cerca di fortuna. Uscita dal convento, a soli 15 anni dovette iniziare a cavarsela da sola e a tal fine si adattò ai lavori più svariati: domestica, parrucchiera, commessa in un negozio di moda.


Madame du Barry par Drouais

Bellissima e dotata di una fisicità prorompente, Jeanne capì ben presto che per assomigliare alle signore ingioiellate ed eleganti che vedeva sfilare per le strade di Parigi, avrebbe dovuto mettere a frutto ciò che di più bello la natura le aveva donato: il suo corpo. Sarà Jean-Baptiste du Barry a fare di lei una vera e propria prostituta d'alto bordo. Amante della bella vita e perennemente indebitato, Monsieur du Barry capì che Jeanne poteva essere la sua gallina dalle uova d'oro.

Gli uomini rimanevano letteralmente abbagliati e completamente soggiogati dalle sue doti amatorie e il suo sfruttatore non esitò ad offrirla ai più grandi signori dell'epoca, tra i quali c'era anche il settantenne duca di Richelieu: amico fidato del re che dalla morte di Madame de Pompadour era alla ricerca di una degna sostituta capace di conquistare il cuore del sovrano.

In quel periodo il vecchio Luigi XV sembrava essere ormai stanco di tutto: aveva perduto nell'arco di un paio d'anni molti membri della sua famiglia, tra cui suo figlio, suo nipote e sua moglie Maria Leczynska, e la malinconia che da sempre lo affliggeva sembrava avere avuto la meglio su di lui.

Louis XV, le Bien Aime en armure Maurice Quentin de La Tour (1748)

Grazie alla complicità del leggendario Le Bel, valletto de Chambre del re e suo fedele procacciatore di amanti, la du Barry venne fatta sfilare sotto al naso del Bien Aimé che ne rimase immediatamente folgorato.

E come poteva essere altrimenti? Così la descrive il Principe de Ligne all'epoca del suo ingresso a Versailles:
"E' alta, ben fatta, di un biondo incantevole. Ha la fronte alta, begli occhi, sopracciglia armoniose, viso ovale, con delle piccole fossette sulle guance che la rendono provocante come nessun'altra; la bocca pronta al riso, la pelle fine, un petto che confonde tutte le altre, suggerendo a molte di sottrarsi a un confronto"

François-Hubert Drouais, Portrait de la comtesse Du Barry en Flore (1769)
Le vere doti dell'Ange però vennero svelate al sovrano lontano dagli ori della Galerie des Glaces e tra le più confortevoli mura della camera da letto: Luigi XV rimase letteralmente stordito dalle prodezze della sua amante e rivelò al duca di Noailles che nessuna delle innumerevoli amanti che aveva avuto era mai riuscita a suscitargli sensazioni simili. Il duca fece notare al vecchio sovrano che "Sua Maestà non è mai stato in un bordello."

Ecco, questo era il vero nodo della questione. La du Barry non era una delle tante giovani aristocratiche che erano state spinte nel letto del sovrano, ne una borghese -ma pur sempre rispettabile- Pompadour: la du Barry era una vera e propria prostituta e la sua presenza a corte, inammissibile.

Al vecchio re che sembrava  rinato dopo l'incontro con la sensuale22enne, tutto ciò non importava: "A me piace e tanto basta!"

Venne data in sposa al fratello scapolo dello stesso du Barry già nel 1768, le venne concesso prontamente il titolo di contessa e prese da subito possesso degli appartamenti a Versailles lasciati liberi dal povero Le Bel, morto improvvisamente quell'anno.




Gli Appartamenti occupati da madame du Barry per la durata quinquennale del suo soggiorno a Versailles, riflettono ancora oggi la sua personalità ma anche il potere che aveva raggiunto.

Madame du Barry par Drouais

Jean-Baptiste-André Gautier d’Agoty, Madame du Barry , 1771
Madame du Barry by Jean-Baptiste Greuze. Circa 1770s

Odiatissima dal duca di Choiseul (il ministro degli Esteri che aveva favorito le nozze della delfina Maria Antonietta con Luigi Augusto) che sperava di infilare nel letto del re sua sorella, la duchessa de Gramont, e che a causa dell'arrivo dell'Ange vide il progetto sfumare, l'ex prostituta, che in realtà voleva restare fuori dagli intrighi di corte e godersi a pieno i vantaggi della sua nuova posizione, aveva però molti nemici.

Suo malgrado Jeanne divenne infatti il punto di riferimento di un'intera fazione, quella che voleva l'eliminazione di Choiseul da corte, e allo stesso tempo bersaglio preferito di tutti coloro che da tempo non condividevano la politica del vecchio sovrano, non più così "Beneamato" ne dalla corte, ne dal suo popolo.

Nel bel mezzo di questa guerra di corte era giunta a Versailles nel 1770 la giovane Maria Antonietta. Risucchiata in un turbinio di chiacchiere, maldicenze e fazioni, la giovane delfina sembrò quasi da subito mal tollerare la presenza a palazzo di questa prostituta: "Questa sciocca creatura per il quale il re ha una così insopportabile debolezza."



L'avversione di Maria Antonietta nei confronti della du Barry nasceva principalmente da 3 diversi fattori:
- i rigidi principi morali cui era stata cresciuta alla corte di Vienna che le impedivano di ammettere la presenza di una donna del genere a corte;
- l'ovvia avversione per il clan anti-choiseul, contrario all'alleanza con l'Austria
- la serie infinita di pettegolezzi e maldicenze che aveva ascoltato negli Appartamenti delle Zie di suo marito, les Mesdames de France, all'epoca dotate di un grande ascendente nei confronti della giovane delfina e  note avversarie di madame du Barry che non avevano perso tempo a riportare voci secondo le quali nei salotti della du Barry si leggevano lettere denigratorie nei confronti di sua madre, Maria Teresa d'Austria, scritte dal principe di Rohan (all'epoca ambasciatore presso la corte austriaca)

Tutti sappiamo quanto l'atteggiamento ostile di Maria Antonietta nei confronti della du Barry fosse sul punto di causare un vero guaio diplomatico e possiamo solo immaginare quanto fu dura per la giovane e testarda delfina rivolgere all'amante del re quelle poche parole, ormai divenute leggendarie, il giorno di Capodanno del 1772:
"Il y a bien du monde aujourd'hui a Versailles" ("C'è tanta oggi qui a Versailles")




Pare che in realtà i rapporti tra le due dame col passare degli anni si ammorbidirono anche se Maria Antonietta continuò a rifiutare i doni dell'amante del vecchio re e accolse con sollievo il suo allontanamento dalla corte all'indomani della morte del sovrano nel 1774.

Dopo essere stata spedita in convento, madame du Barry ottenne da Luigi XVI la grazia di poter ritornare nel suo rifugio di Louveciennes, donatole dal re anni prima insieme ad una pensione e ad un numero impressionante di gioielli, oggetti e opere d'arte che adornavano la sua deliziosa dimora a due passi da Parigi.

Pavillon de la Musique a Louveciennes

Vista dagli Appartamenti di madame du Barry a Versailles

Appartamento di madame du Barry

Mobili appartenuti a madame du Barry. Louvre. sale XVIII siecle  Foto Alice Mortali

Dettaglio del monogramma di madame du Barry su un pezzo del servizio di porcella di Sevres.
Musée des Arts Decoratifs. Paris

Qui Jeanne continuò a condurre un'esistenza serena e a ricevere ospiti illustri (persino Giuseppe II durante il suo soggiorno a Versailles si sentì in dovere di rendere omaggio all'ex amante di Luigi XV con grande disappunto di sua sorella.) La sua condizione privilegiata non le fece però mai dimenticare le origini umili e per tutta la vita madame du Barry continuò a fare molta beneficenza, ad elargire favori e ad aiutare quanti chiedevamo il suo soccorso e la sua intercessione.

Lo scoppio della Rivoluzione però travolse anche lei. Derubata di molti suoi gioielli scoprì che questi erano stati rivenduti in Inghilterra. Decisa a recuperare quanto le apparteneva, si recò più volte sul (nemico) suolo inglese, destando i sospetti dei rivoluzionari.

Arrestata nel settembre del 1793, dopo essere tornata in Francia per difendere la sua amata Louveciennes  posta sotto sequestro dal governo rivoluzionario, venne rinchiusa nella prigione di Sainte Pélagie.

Trasferita alla Conciergerie per essere poi processata, venne condannata alla ghigliottina  l'8 dicembre dello stesso anno dall'implacabile Fouquier-Tinville . La gioia di vivere dipinta sul viso benevolo e la bellezza ancora intatta alla soglia dei 50 anni, colpirono tutti coloro che erano giunti in Place de la Concorde per assistere alla fine della favorita di Luigi XV. A differenza di molti altri importanti personaggi avviatisi prima di lei al patibolo, nel momento finale le mancò il coraggio: implorò pietà, pianse e gridò cercando la grazia della folla presente creando una grande commozione. La scena pietosa spinse il boia ad accelerare la fine del supplizio ignorando quella che fu la sua estrema richiesta:
 "Vi prego Monsieur aspettate ancora un momento."

Oggi i resti di madame du Barry, inizialmente sepolti nel Cimitero della Madeleine, riposano probabilmente nelle Catacombe di Parigi.

Il suo stile floreale, delicato e già rivolto al gusto neoclassico, cosi moderno e così simile a quello reso poi famoso da Maria Antonietta è rimasto impresso in molti dei raffinati oggetti di cui si circondò e nell'arredamento dei suoi sublimi e ricchi Appartamenti situati al secondo piano dello Chateau de Versailles proprio di fianco a quello del re.
Vi lascio con alcune delle foto scattate nell'ambito della visita agli Appartamenti di madame du Barry (insieme ad altre provenienti dal web) durante il nostro Maria Antonietta Tour 2014.

Buon Anno a tutti!

Antichambre

Lit de Madame du Barry Foto Alice Mortali

Salon Madame du Barry Foto Ganymede

Lit Madame du Barry. Foto Alice Mortali

 Foto Alice Mortali

Biblioteca.  Foto Alice Mortali

Salle a manger. Foto Noemi Binago
Sala da Bagno. Foto Flickr

Foto Chateau de Versailles

Busto di Madame du Barry. Foto Chateau de Versailles

 Foto Alice Mortali

 Foto Alice Mortali

Il nostro gruppo negli Appartamenti di Madame du Barry.  Foto Alice Mortali

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